# Quando parliamo di accessibilità stiamo parlando di persone (e anche di dispositivi)

Fonte: https://www.pcmitaly.it/parliamo-accessibilita-persone-dispositivi/

Autore: Giusy Drammis

Pubblicato: 2026-09-27 · Aggiornato: 2026-10-14

![Quando parliamo di accessibilità stiamo parlando di persone (e anche di dispositivi)](https://www.pcmitaly.it/wp-content/uploads/2026/10/accessibilita-web-e-intelligenza-artificiale.jpg)

Quando parliamo di accessibilità usiamo molte sigle. Ci servono per comprendere il livello di conformità: WCAG, livelli A, AA, AAA, normative, requisiti tecnici, audit.

Sicuramente prima delle regole ci sono le persone, ma non è facile entrare nella disabilità di un altro.

- Una persona che fatica a leggere un testo perché il contrasto è basso.
- Una persona che usa la tastiera al posto del mouse.
- Qualcuno che naviga con uno screen reader e incontra una pagina costruita senza pensare alla tastiera. Ci avete mai provato? Sembra di stare al purgatorio.
- Oppure una persona che, in quel momento, ha una difficoltà temporanea. A me è capitato (la mia adoratissima gatta mi ha graffiato un occhio, giuro è viva e la amo, l’ha fatto per aiutarmi a capire la disabilità temporanea 😉 )

Se la consideriamo così, l’accessibilità cambia anche il modo in cui progettiamo. Smettiamo di inseguire una verifica. Cerchiamo di evitare una porta che per qualcuno resta chiusa. Usiamo termini diversi: non guarda qui, clicca il tasto blu,…

Questo cambio di prospettiva mi interessa perché rende l’accessibilità comprensibile anche a chi arriva da altri mestieri. Il principio si capisce prima ancora di conoscere gli standard.

Se progettiamo qualcosa per le persone, dovremmo permettere al maggior numero possibile di persone di usarlo.

E, a pensarci, vale per quasi tutto quello che costruiamo ogni giorno.

C’è poi una parte della storia che sta cambiando in fretta: i dispositivi.

**Per anni l’accessibilità è passata dalle pagine: codice pulito, testi alternativi, contrasti corretti. Con l’intelligenza artificiale una parte del lavoro si sposta sugli oggetti che portiamo con noi.**

Un telefono che inquadra un documento e lo legge ad alta voce, questa sarà la differenza.

Un paio di occhiali che descrivono la stanza, un cartello, il volto di chi ci sta parlando. Sottotitoli che compaiono in tempo reale durante una riunione.

Un’APP che trasforma un testo burocratico in poche frasi chiare.

**Il 23 settembre, al Meta Connect, Meta ha annunciato che Muse, il suo agente di intelligenza artificiale, arriverà sugli occhiali.** [Gli occhiali potranno interpretare quello che la persona sta guardando](https://www.meta.com/it/ai-glasses/blind-visually-impaired/) e agire di conseguenza, senza che debba descrivere la scena. Meta dice anche di aver reso più dettagliate le risposte alla domanda “cosa sto guardando?”, raccogliendo il feedback di persone cieche e ipovedenti.

> *“Gli AI glasses possono aiutare le persone cieche o ipovedenti ad affrontare la vita quotidiana più facilmente. Con l’integrazione di Meta AI, gli occhiali* [*Ray-Ban Meta*](https://www.meta.com/ai-glasses/ray-ban-meta/) *e* [*Oakley Meta*](https://www.meta.com/ai-glasses/oakley-meta/) *diventano un assistente che non richiede l’uso delle mani, descrive l’ambiente circostante, legge i testi, identifica gli oggetti e ti mette in contatto con un’assistenza in tempo reale, in modo che tu possa vivere la quotidianità con più indipendenza.”*

Per ora Muse sugli occhiali è disponibile negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. In Italia arriva l’hardware, l’assistente completo più avanti.

Però, è importante un passaggio: **non possiamo semplicemente delegare alla tecnologia, dobbiamo pensare, fare, essere consapevoli.** E con questo intendo, in questo specifico contesto:

- Aspettarci che il dispositivo ripari quello che abbiamo progettato male.
- o che un occhiale descriva una pagina confusa.